Diversi modi di accoglienza

Nelle visite che ho svolto in tutte le diocesi della Bolivia, sono stato accolto in tanti villaggi, nei quali i responsabili delle celebrazioni – non dimenticate che, come Nunzio Apostolico, ero una persona importante! – hanno pensato ai vari modi per rendere l’occasione il più solenne possibile. Ho già detto dell’uso della mixtura o dei fiori. Ho anche accennato agli archi di trionfo, che, per lo più, erano decorati con gli “aguayos”, tipici panni tessuti a mano, con grande varietà di colori ma secondo schemi tradizionali, sempre rispettati.

            In non poche occasioni, c’è stata una attenzione speciale al modo di entrare nella cittadina o nel villaggio, e questi sono quelli che, a mia memoria, ho dovuto sperimentare: sul cassone aperto di un autocarro, su un carretto trainato da buoi, a cavallo, su un asino, sulle spalle delle persone, su una carriola…

            Il 13 novembre 1992, a Pasorapa, durante una visita nella Prelatura di Aiquile, quattro cavalieri sono venuti incontro all’auto del Vescovo, Mons. Adalberto Rosat. La scena richiamava episodi simili di film western! Quando ci siamo trovati di fronte a loro, uno dei cavalieri è sceso, e mi ha invitato a salire sul suo cavallo. Speravo che il villaggio dove dovevamo arrivare fosse dietro la prima curva del sentiero, ma c’era invece una notevole distanza da percorrere. Il cavallo era comunque tenuto a bada dal cavaliere appiedato. All’ingresso del villaggio, ci aspettavano il parroco, il sindaco e tutta la popolazione. Quindi scesi per salutare tutti e continuare a piedi verso la chiesa.

            Quando, terminata la celebrazione della Messa, uscii dalla chiesa, la gente era tutta lì, in attesa, e c’era il cavallo. Mi spiegarono che, quando ero arrivato, non avevano potuto vedermi cavalcare, perché ero sceso subito. Mi chiedevano quindi di essere così gentile di farmi vedere da tutti con maggiore calma. Ho accettato l’invito con un po’ di timore, ma poi ci ho preso gusto ed ho fatto un paio di giri della piazza.

            Fortunatamente, nessuno mi ha fotografato mentre ero trasportato in carriola: non riuscivo a stare in piedi e la scena doveva essere proprio ridicola. Ma tanto si fa, per rappresentare il Papa!