Gli affreschi della Sala del Pomarancio a Loreto

Giuseppe Santarelli, “Gli affreschi della Sala del Pomarancio a Loreto”, Edizioni Santa Casa, 2010

PREFAZIONE

La grande Sala del Tesoro del Santuario di Loreto ha conosciuto momenti di grave crisi, al punto che l’edificio, che era stato costruito per conservare gli oggetti offerti in voto dai fedeli alla Vergine, in passato considerata la raccolta più preziosa d’Europa, è ora più modestamente chiamato “Sala del Pomarancio”. C’è voluta l’ingordigia di due squadre ben organizzate di ladri, a distanza di più di un secolo e mezzo l’una dall’altra, per far scomparire il Tesoro e per ridurre i grandi armadi della Sala a deposito di oggetti di vario genere, diversamente interessanti e spesso curiosi, ma certamente non preziosi.
La duplice scomparsa del Tesoro fa riflettere. In un primo momento, è spontaneo soffermarsi sulla triste sorte toccata ad oggetti nei quali arte e devozione si erano unite per comporre cose belle e significative, offerte al Santuario in segno di riconoscenza per grazie ricevute, grazie all’intercessione della Vergine Maria. L’averle distrutte per ricavarne solo metallo prezioso da svendere al mercato, è stata un’operazione perdente, che rivela la meschinità dei malviventi, che avessero il nome famoso di Bonaparte o che siano rimasti anonimi. Il pensare poi che il frutto della devozione di tanti fedeli nel corso dei secoli sia servito a finanziare le guerre di Napoleone, rende la tristezza ancora più grande: è stato un gesto sacrilego che, per l’uso fatto delle ricchezze rubate, suona come una bestemmia contro il Dio della vita e della pace, e contro l’umanità. Chissà se il grande Corso – perché in definitiva Napoleone è stato un grande, anche se di ambigua grandezza –, nel suo esilio di Sant’Elena, avrà mai rimpianto l’azione blasfema di decenni prima e si sarà pentito di aver mandato al macello tanta gioventù europea, solo per soddisfare la propria smisurata sete di potere.
In un secondo momento, la riflessione può essere invece positiva, anche se nasce proprio dal rammarico di una dolorosa assenza. Perché ora che il Tesoro di Loreto non è più tale, l’attenzione dei visitatori si può orientare immediatamente alla bellezza della sala in sé, nel suo insieme armonico dei grandi armadi lignei, degli eleganti stucchi dorati e degli affreschi con le storie della vita di Maria, capolavoro del pittore Cristoforo Roncalli, ricordato, per la sua origine, con il soprannome di Pomarancio.
Il volumetto di P. Giuseppe Santarelli, OFM Cap., pubblicato dalle Edizioni Santa Casa del Centro Studi Lauretani, ha il pregio di richiamare l’attenzione su questo splendido monumento che, con piena ragione, fu indicato come “la Cappella Sistina delle Marche”. Il testo, riccamente documentato da belle illustrazioni, ripercorre la storia della Sala, appositamente costruita per contenere il tesoro del Santuario, e ricostruisce le fasi del concorso indetto per affidare la decorazione pittorica della medesima, che vide la partecipazione di alcuni dei più famosi pittori del momento. Un’ampia parte dello studio è dedicata alla descrizione del piano iconografico della Sala, che illustra gli episodi più importanti della vita di Maria, con una vivacità di invenzioni e una ricchezza cromatica che non cessa di stupirci.
Nell’affidare questa nuova fatica di P. Santarelli al godimento dei lettori, che spero siano tanti, come la qualità del testo merita, mi prendo la libertà di fare ancora due osservazioni.
La prima si riferisce proprio al piano iconografico, nel quale si nota l’assenza dell’episodio fondamentale del Natale. L’Autore cerca di risolvere questa strana incongruenza chiamando in causa il rivestimento marmoreo, che dedica ben due bassorilievi a Betlemme, distinguendo la visita dei pastori da quella dei Magi. Perché tornare sul tema, già trattato altrove nel Santuario? Molto semplicemente, pur riconoscendo la ben nota competenza del P. Santarelli, mi do per insoddisfatto: anche lo sposalizio della Vergine, la visita ad Elisabetta, l’incoronazione di Maria erano stati già trattati, sia nel rivestimento sia nella cappella dei duchi d’Urbino, e non c’è stato nessun problema nel ripetere ancora una volta lo stesso tema. Senza avere altre spiegazioni da offrire, credo che il dubbio rimanga ancora senza una risposta plausibile.
La seconda osservazione è invece un appello accorato: la Sala del Pomarancio ha urgente necessità di un radicale restauro, che dovrà interessare nello stesso tempo gli affreschi, gli stucchi e gli armadi di legno. Alcuni interventi parziali, operati in passato, non hanno dato risultati soddisfacenti e un restauro completo, condotto secondo le nuove tecniche, è ormai indilazionabile. La spesa, come prevedibile, è molto alta. Si potrà contare sull’interessamento fattivo di qualche mecenate, che voglia unire il suo nome a quello del Cardinale Antonio Maria Gallo, che fu responsabile della realizzazione dell’opera? Ogni contributo, anche il più piccolo, anche un possibile “obolo della vedova” (Lc 21,1-4) darà gloria a chi vorrà offrirlo, per essere compartecipe di una delle operazioni artistiche e culturali più importanti di questo inizio del terzo millennio.

Sono molti i tesori di fede e di arte
che negli anni e nei secoli
sono stati creati nel Santuario di Loreto
attorno alla Reliquia della Santa Casa.
Questa presenza semplice e povera,
che avrebbe potuto ispirare Francesco nella sua scelta di amore,
ha portato folle di devoti a riflettere
sul mistero della scelta divina di una persona,
e sul “sì” pronunciato da Maria, giovane fanciulla ebrea,
che ha permesso l’inizio del piano della nostra salvezza.
Le brevi parole – “qui il Verbo si è fatto carne” –
sono all’origine di una meditazione ripetuta per secoli
ed espressa con le preghiere e le aspirazioni di cuori fedeli,
con la gratitudine di chi nel dolore ha ritrovato la serenità,
e nell’oscurità del cammino ha visto ancora la luce.
Il mistero può essere contemplato anche grazie all’abilità creativa di artisti
che, con lo scalpello e il pennello o con l’incanto delle melodie,
hanno raccontato il progetto di Dio, reso presente nel tempo
ed offerto a noi per essere accolto, capito e vissuto.
Nella grande sala destinata a contenere e proteggere il tesoro lauretano,
Cristoforo Roncalli ha effuso la sua passione per il colore luminoso
e il gusto degli scorci arditi,
per introdurci nell’ascolto di una storia che parla di Maria,
e che, proprio parlando di Lei, ci coinvolge tutti.
Ora che i doni offerti al santuario sono in gran parte scomparsi,
per la meschina grettezza di ladri sacrileghi,
il tesoro più bello e prezioso è ancora lì,
offerto all’ ammirazione dei tanti pellegrini
qui giunti da varie parti d’Italia e d’Europa e del mondo.
Alzando gli occhi al soffitto con i ricchi cromatismi del Pomarancio,
anticipiamo quell’alzare gli occhi, che Cristo ci chiede di fare
per sentire vicino il Paradiso che fin da ora ci attende.