I due Carlos

Sarebbe stato difficile trovare due preti più diversi: il primo, tedesco, chiassoso, confusionario; il secondo, cileno, attento, scrupoloso nella liturgia. In comune avevano il nome: Carlos, e in più lavoravano insieme nella stessa parrocchia, in uno dei tanti quartieri popolari di La Paz. E lavoravano con buona volontà e una buona dose di creatività.

            Abbiamo avuto molte occasioni di incontro, per impegni vari: consacrazione delle due chiese a loro affidate, inaugurazione di una clinica, celebrazione di cresime. Era evidente che con me si trovavano a loro agio, e avevano piacere che io andassi nella loro parrocchia. Per invitare me, dovevano avvertire il loro Arcivescovo, Mons. Sainz, del quale sapevano che non era contento che io girassi troppo nella sua diocesi.

            Per aggirare la difficoltà, i due usavano questo trucco: sapevano che l’Arcivescovo, tenendo la cosa nascosta a tutti, passava a casa sua, a Cochabamba, tutte le domeniche, a parte qualche eccezione. Andavano quindi all’agenzia di viaggio e si facevano dire per quali date Sainz aveva acquistato il biglietto aereo. Poi andavano da lui, per chiedergli se potevano invitarlo ad andare da loro in quella data precisa e lui rispondeva di essere già occupato in un’altra parrocchia. La scena era sempre la stessa, e il risultato era che poi venivano da me per propormi di andare.

            Per questo, come ho detto, nella loro parrocchia ho celebrato più volte il sacramento della cresima ed ho consacrato due chiese, che essi avevano rifatto quasi ex novo; in più ho consacrato la chiesa di Irupana, parrocchia dove il secondo Carlos era stato più tardi trasferito.

            Il Carlos cileno era anche cappellano militare, e mi ha fatto invitare più volte a celebrare nelle diverse caserme della capitale ed a consacrare una loro cappella. L’ho sempre fatto volentieri, perché i giovani militari erano per lo più ragazzi dell’altipiano e delle campagne delle regioni tropicali, e il periodo del servizio militare era utilizzato per introdurli alla vita sociale e per integrare la loro educazione, sia scolastica sia catechistica. Le mogli degli ufficiali erano organizzate in una associazione di assistenza, per accompagnare i giovani nella loro crescita umana e fare loro da catechiste e madrine anche per la recezione dei sacramenti.