I ricordi della signora Gozzer

Il Prof. Giovanni Gozzer, specialista di scuola e per molto tempo consultore nel Ministero per la Pubblica Istruzione in Italia era parrocchiano di Santa Paola. Quando lo conobbi, avevo già letto il suo libro su “Liberazione e Rivoluzione in America Latina”, che utilizzai nel preparare la mia tesi di laurea sul Brasile.

            Attraverso il figlio Bepi, giovane scout e quindi capo nel Gruppo “Roma 22”, entrai in contatto frequente anche con la Signora Regina Gozzer Dalla Vecchia, sposa di Giovanni. Ospite nella loro casa di Fregene, per qualche pomeriggio al mare, ricevetti da lei qualche ricordo, che mi sembra importante tramandare.

            Il primo episodio si riferisce al 1938, quando, a Budapest, si celebrava il Congresso Eucaristico Internazionale. Il Cardinale Pacelli era Legato Pontificio e con lui, da Roma, erano andate un buon numero di ragazze dell’Azione Cattolica Femminile. Regina era tra di loro. Dopo pochi giorni, tutte le partecipanti furono convocate alla stazione ferroviaria, per una partenza anticipata. Anche il Cardinale tornava a Roma. Durante il viaggio di ritorno, alla domanda di sapere quale fosse la ragione della partenza anticipata, Pacelli rispose “con una parolaccia”, che lì per lì la Signora Gozzer non volle dirmi. Quando, qualche tempo dopo, tornai alla carica, mi disse quale era stata l’espressione usata dal Cardinale: “So’ arrivati a Vienna, quei mortammazzati!” Non direi proprio una parolaccia, ma solo un’espressione in dialetto romanesco che, a quanto anche altri mi hanno detto, Pio XII usava frequentemente e volentieri.

            Ho cercato di verificare il contesto dell’episodio: i “mortammazzati” erano i nazisti, arrivati a Vienna, e di qui l’urgenza di tornare a Roma, passando appunto per Vienna, per evitare di essere bloccati fuori dall’Italia. Ma l’“anschluss” era accaduto a marzo, e il referendum di conferma ad aprile, mentre il Congresso Eucaristico si svolse a Budapest dal 25 al 29 maggio. Non sono riuscito a trovare una conferma delle circostanze ricordate nell’episodio, sul quale, comunque, non ho ragioni di dubitare.

            Un altro fatto si riferisce al tempo dell’occupazione tedesca a Roma. Regina, come staffetta, faceva parte di un gruppo clandestino che si riuniva a casa del Prof. Camillo Corsanego, credo già allora in via Crescenzio. Ne facevano parte il sacerdote Giuseppe Morosini e il giovane Giulio Andreotti, anche lui con la funzione di staffetta (“Aveva ancora i calzoni corti!”). L’arresto di Don Morosini fu facilitato proprio dalla volontà del sacerdote di non lasciare che Regina e un’altra ragazza tornassero a casa da sole, dopo un incontro, quando era già notte. La camionetta di Don Giuseppe fu riconosciuta, fu identificato il luogo del suo nascondiglio per quella notte, e il giorno seguente, poco prima dell’alba, egli fu arrestato. Dopo settimane di interrogatori e di torture a Regina Coeli, Don Morosini fu ucciso a Forte Bravetta, il 3 aprile 1944. Regina era presente con altre ragazze, e, vedendole piangere, il sacerdote disse loro: “Non piangete per me. Io vado a stare bene. Siete voi che restate con questa gente!” Era assistito dal Vescovo Vicegerente di Roma, Luigi Traglia, e vestiva la cotta e la stola. Perdonò ad alta voce i suoi uccisori. Dei dodici soldati del plotone di esecuzione, dieci spararono in alto e due soli lo ferirono. Fu finito dall’ufficiale che comandava l’esecuzione, con due colpi alla nuca.