Il giovane sposo del San Pedro

Durante una delle giornate trascorse nella prigione di San Pedro, a La Paz, mi sono trovato di fronte ad un giovane, poco più di un ragazzo, che non avevo mai visto prima. Mi ha spiegato che, infatti, era stato arrestato da poco e che, comunque, contava di uscire abbastanza alla svelta. Di fatto non l’ho più visto là dentro.

            Nella conversazione che abbiamo avuto, è venuta fuori la sua storia. Era sposato, la moglie lo aveva lasciato ed era rimasto solo ormai per un paio di anni. Credo che avesse appena 20 o 21 anni, ed era giustamente preoccupato per la sua vita, dato che il suo matrimonio era stato celebrato in chiesa.

            Le cose erano andate così. Giunto all’età di fare il servizio militare, a 18 anni, si era arruolato ed aveva completato il periodo di ferma. Al ritorno al villaggio, nell’altipiano di La Paz, c’era stata la tradizionale grande festa, che accoglie i ragazzi che, terminato il periodo nell’esercito, sono ormai considerati uomini maturi. Durante la festa, una ragazza si era letteralmente buttata addosso allo sprovveduto giovane, che non aveva avuto nessuna esperienza di contatto con donne.

            L’innamoramento fu immediato. Nel giro di quindici giorni, il matrimonio fu celebrato e cominciò la loro vita in comune. Dopo di un mese, la ragazza lo piantò per andare con un altro uomo.

            Il giovane abbandonato fece allora qualche ricerca, e venne a sapere che, fino alla festa per il suo ritorno al villaggio, quella donna era vissuta con un altro uomo. Il che voleva dire che si era messa con tre uomini diversi nel giro di meno di due mesi.

            Dopo di allora, il ragazzo era vissuto da solo.

            Gli spiegai che, con ogni evidenza, il suo matrimonio era nullo, perché la donna aveva manifestato un’evidente mancanza di volontà di unirsi in un matrimonio cristiano. Gli raccomandai, una volta uscito dalla prigione, di andare a parlare con il suo parroco e di avviare le pratiche necessarie per ottenere una sentenza di nullità.

            Non so come sia finita la storia. Se il parroco era lo stesso che aveva celebrato un matrimonio tra due persone che si erano appena conosciute, c’era poco da sperare che capisse la situazione e potesse dare qualche aiuto. Il tribunale ecclesiastico di La Paz non funzionava affatto. Temo che il povero giovane, abbandonato dalla Chiesa, si sarebbe prima o poi unito ad un’altra donna, restando escluso dalla vita sacramentale.

            Mi sarebbe piaciuto, allora, avere la facoltà di emettere una sentenza, che sarebbe stata di evidente nullità. Ma non potevo farlo e rimango quindi con il dubbio che la storia sia finita nel peggiore dei modi.