
Fin dalla mia prima visita a Tarija, dal 22 al 27 gennaio 1991, ero stato informato di una discussione che si stava svolgendo tra i responsabili della diocesi e del comune, a proposito del modo di ricordare la visita del Papa Giovanni Paolo II, nel 1988, che nella città aveva incontrato i bambini. Per quella circostanza, in una elevazione del terreno accanto all’aeroporto, era stato eretto un enorme ritratto dipinto del Papa. Ora però la figura si stava rovinando e si pensava di sostituirla con una statua, addirittura di marmo di Carrara.
Come prima sensazione, dissi loro che una statua, soprattutto se di marmo, avrebbe douto essere enorme per poter essere visibile. Se questa, come progettavano, avesse avuto le dimensioni naturali, sarebbe apparsa come minuscola.
In quei giorni di visita, comunque, la grossa immagine del Papa ci apparve da tutte le prospettive e ci rendemmo conto che esa era ormai parte dell’immagine della città.
Fu quindi raggiunta le decisione di restaurare e conservare il grande ritratto, e, per ricordare l’evento che aveva condotto il Papa a Tarija, la collinetta sarebbe stata trasformata in un parco per bambini.
Il 29 giugno di quell’anno, il “Mirador – belvedere – Juan Pablo II” era pronto e fu inaugurato con tutta la solennità che si poteva immaginare. Era presente il Presidente della Repubblica, Jaime Paz Zamora, la cui famiglia era originaria della città, e con lui vari ministri.
Il sindaco di Tarija aveva voluto fornire il parco per i bambini di un enorme scarpone, dentro il quale era possibile entrare per giocare e nascondersi. Lo aveva fatto fare in omaggio ai suoi nipotini, che lo avevano definito “buono come una scarpa vecchia”. Dato che il paragone non gli era sembrato molto rispettoso, aveva chiesto spiegazioni ed aveva ricevuto questa risposta: “Ma sei sempre tu, nonno, a dire che le cose migliori che hai sono le tue scarpe vecchie!” Il che era vero, perché le scarpe vecchie sono morbide, comode e ben adattate al piede. Quindi l’espressione era del tutto adeguata e molto simpatica.
Nel corso della cerimonia, prese di nuovo la parola Robertino, il ragazzino che, tre anni prima, si era rivolto al Papa, con molta sicurezza e forse con con un’enfasi poco spontanea. Questa volta, nel suo discorso, si spinse a fare qualche allusione critica alla situazione politica, alla quale il Presidente, un po’ piccato, rispose nel suo discorso. Tutti e due avrebbero fatto meglio a lasciar perdere.
Da quello che ho visto di recente in un profilo della città di Tarija, la grande immagine di Giovanni Paolo II è sempre al suo posto e continua ad essere un carattere distintivo della città.

