Il motorino di Benelli

Il fatto di usare un motorino per i miei spostamenti suscitò un certo interesse nei miei colleghi di lavoro. Una volta, per rispondere a uno di loro che mi prendeva in giro per questo, gli dissi: “In fondo, faccio quello che tutti in Segreteria di Stato vorrebbero fare: metto Benelli sotto il sedere”.

Allora, è bene ricordare, Monsignor Giovanni Benelli era il Sostituto della Segreteria di Stato: bravo, efficiente e con un grande senso di giustizia. Con lui mi sono sempre trovato a mio agio. Nella battuta, quindi, non c’era nulla di astioso contro il mio superiore, che stimavo molto. Niente di più di uno scherzo.

            Qualche giorno dopo, uno dei nostri, con una importante responsabilità, incontrandomi mi disse: “E tu, Tonucci, stai attento con certe battute!” Si vede quindi che la storia aveva già percorso parecchia strada.

            Quello che più impressiona è rendersi conto che oggi, a più di quarant’anni di distanza, c’è ancora qualcuno in Segreteria di Stato che ricorda la storia, anche se, come ho sentito, è stata abbellita con alcune aggiunte apocrife.