Fin da quando era a Parigi, Monsignor Heim aveva conosciuto il seminarista Giovanni Battista Roncalli, nipote allora del Nunzio che più tardi divenne Papa Giovanni XXIII. Grazie a questa antica conoscenza, Giovanni Battista, che era sacerdote ed aveva ricevuto il titolo di Monsignore, durante una sua permanenza a Londra, venne più volte in Delegazione e in più occasioni lo accompagnai per qualche visita nella città.
Ero curioso di ascoltare da lui qualche confidenza riguardo a suo zio e, una volta, gli chiesi del periodo immediatamente precedente alla morte del Papa. Io ero allora in seminario a Roma ed avevo ascoltato le commoventi espressioni che sull’“Osservatore Romano” erano riferite come dette dal Papa morente.
La risposta fu molto chiara: “In quei giorni io ero nella stanza del Papa e non ho mai lasciato l’appartamento. Il Papa soffriva molto ed alternava periodi di atroce agonia a periodi di sopore, dato che era sedato con potenti antidolorifici. Ogni tanto il segretario Capovilla veniva e, stando vicino al letto del Papa, diceva delle frasi, quasi suggerendole al morente. Poi usciva e comunicava quelle stesse frasi come se fossero state pronunciate dal Papa”.
Qualcosa del genere l’avevo sentito dire anche a Roma: i responsabili del giornale vaticano avrebbero voluto evitare tali pubblicazioni, sapendo che la situazione del malato era molto diversa da quella che si descriveva.
Comunque sia, alcune di quelle frasi sono entrate nella storia. La testimonianza di Giovanni Battista Roncalli è rimasta sconosciuta, mentre le creazioni di Capovilla sono diventare verità assoluta.
