La Santa Casa di Loreto

Giuseppe Santarelli, “La Santa Casa di Loreto” (6ª ed. riveduta e aggiornata), Edizioni Santa Casa, 2017.

PREFAZIONE

            Sono ormai lontani i tempi in cui, anche dalle cattedre di storia ecclesiastica delle università pontificie, si affermava con molta sicurezza che la così detta “Santa Casa” di Loreto non era altro che una chiesetta medioevale che, per il fatto di essere stata dedicata al culto della Madre di Dio era diventata una “Casa di Maria” e quindi “La Casa di Maria”, per la quale si inventò la devota leggenda del trasporto angelico, arricchita da dettagli romanzeschi di soste qua e là, per aumentare  l’interesse e rendere più affascinante il racconto.

            Con una curiosa coincidenza, che pur essendo curiosa è certamente provvidenziale, fu proprio prima della celebrazione del Concilio Ecumenico Vaticano II che si insegnava così, almeno nella Pontificia Università Lateranense. E fu durante lo svolgimento dell’assise conciliare che gli studi archeologici e storici fecero giustizia di queste ipotesi riduttive, per riconoscere l’autenticità nazarena delle pietre della Santa Casa, della quale si poteva ormai parlare con sicurezza e senza virgolette.

            Diede l’esempio il Santo Papa Giovanni, il quale, a pochi giorni dall’inizio del Concilio Ecumenico Vaticano II da lui voluto, venne a Loreto in uno storico pellegrinaggio. Attento alle parole, come deve esserlo sempre il Pontefice, quando parla di cose delicate e ancora discusse, non espresse opinioni ma parlò del “Santuario dell’Incarnazione”, definendo così la qualità più solenne e fondamentale della Casa di Loreto: il luogo cioè nel quale la storia dell’umanità a conosciuto il suo momento più importante, che l’ha cambiata radicalmente e una volta per tutte.

            Vennero poi i pellegrinaggi a Loreto di San Giovanni Paolo II, giustamente definito “il Papa più lauretano della storia”, perché venuto ben cinque volte nella cittadina mariana, per venerare il “Santuario dell’incarnazione”, che egli arricchì di nuove definizioni, parlando di essa come “reliquia” e “preziosa icona”, “casa del ‘fiat’ di Maria”, “prima ed esemplare ‘chiesa domestica’ della storia”, “luogo privilegiato per ricevere la grazia”, “casa dei giovani d’Italia e d’Europa”, “luogo per riflettere sulla dignità della donna”. Con una definizione sintetica, San Giovanni Paolo II ha descritto la Santa Casa come “il Santuario di portata internazionale dedicato alla Vergine e vero cuore mariano della cristianità”. Papa Benedetto XVI, che era stato pellegrino a Loreto almeno sette volte come cardinale, vi tornò due volte da Papa, e continuò ad elaborare una vera e propria teologia del Santuario Lauretano, offrendo sempre nuovi spunti di riflessione e di ispirazione, suscitati dalla contemplazione della insigne reliquia.

            Possiamo quindi ritenere definitivamente risolta e conclusa la “questione lauretana”? Questo non accadrà mai, dato che le vicende storiche e le ricerche scientifiche potranno offrirci sempre nuovi elementi per comprendere meglio la natura del Santuario Lauretano. San Giovanni Paolo II lo ha affermato con molta chiarezza nella Lettera indirizzata il 15 agosto 1993 al Delegato Pontificio, Sua Eccellenza Monsignor Pasquale Macchi, in preparazione delle celebrazioni per il VII centenario del Santuario. In essa, il Pontefice scriveva: “Lasciando, perciò, come è doveroso, piena libertà alla ricerca storica di indagare sull’origine del Santuario e della tradizione lauretana, possiamo affermare, a buon diritto, che l’importanza del Santuario stesso non si misura solo in base a ciò, da cui ha tratto origine, ma anche in base a ciò che esso ha prodotto”.

            Questa affermazione, che rappresenta l’intervento più autorevole del magistero pontificio sul tema della autenticità della Santa Casa di Loreto, esprime l’atteggiamento costante della Chiesa Cattolica in riferimento al culto delle reliquie e all’origine dei diversi luoghi di venerazione. La credibilità storica di un reperto o l’autenticità di un fenomeno straordinario devono essere studiati con criteri scientifici, senza che questi possano offrire nulla di più di una indicazione di probabilità e di attendibilità. Gli esiti della ricerca saranno accolti con rispetto, ma essi non saranno mai oggetto di insegnamento solenne della Chiesa e men che meno di definizione dottrinale.

            Nel caso specifico di Loreto, l’origine nazaretana delle pareti della Santa Casa sembra essere ormai provata in maniera più che soddisfacente, proprio in base alle analisi storiche e archeologiche che sono state condotte, e che hanno puntualmente confermato i dati trasmessi dalla tradizione secolare. Il modo del trasporto della Casa di Maria è spiegato in maniera diversa, e nuove ipotesi, basate su documentazione credibile, sono state aggiunte a quelle più tradizionali e care alla nostra devozione.

            Possiamo dire qualcosa di definitivo in merito? Certamente no. Su questo punto, la libertà che la Chiesa lascia è assoluta, e ciascuno può guardare ad esso nella più completa libertà di coscienza e, vorrei aggiungere, con la più totale creatività e fantasia. Per questo, sbaglia chi si permette di considerare con sufficienza coloro che amano la bella tradizione del trasporto angelico, quasi che si trattasse di una credulità superficiale. E sbaglia ugualmente chi si richiama a presunti insegnamenti della Chiesa, e bolla con definizioni varie – che sia di eresia o di apostasia – l’atteggiamento di chi preferisce la spiegazione di un trasporto umano, pur sempre compiuto sotto una speciale protezione divina.

            Interrogata a questo proposito, la Congregazione per la Dottrina della Fede ha confermato che non esiste un pronunciamento che possa permettere di indicare il trasporto angelico della Santa Casa come definito dal Magistero ordinario o straordinario della Chiesa. Ricordando quindi quanto affermato da Giovanni Paolo II nel documento sopra citato, la Congregazione sottolinea la legittimità della ricerca storica, utile strumento per aiutarci a capire sempre meglio la concreta realtà del dono che la Provvidenza ha voluto posare sulle nostre colline, offrendo a questa regione marchigiana il privilegio di custodire la Casa di Maria.

            Il volume di P. Giuseppe Santarelli, che è ora presentato in una nuova e aggiornata edizione, aiuta il lettore ad acquistare un’esauriente comprensione del Santuario, esaminando dati storici, conosciuti da tempo o di più recente scoperta, che sono offerti alla nostra analisi critica. Sono anche esposti, in maniera attenta e completa, i risultati di precedenti ricerche archeologiche, con una specifica attenzione al significato dei graffiti, identificati su alcune pietre della Santa Casa.

            Attraverso la lettura di quest’opera, che è stata apprezzata ugualmente da emeriti studiosi e da devoti fedeli, è possibile cogliere in pieno il significato della parole di San Giovanni Paolo II, il quale auspicava che “il glorioso Santuario della Santa Casa, che ha avuto una parte così attiva nella vita del popolo cristiano per quasi tutto il corso del secondo millennio, possa averne una altrettanto significativa nel corso del terzo millennio, continuando ad essere, come per il passato, uno dei pulpiti mariani più alti della cristianità” (Lettera per il VII centenario).

             Maria, Stella della nuova evangelizzazione, parla a tutti noi attraverso la presenza della Sua Casa, primo santuario della cristianità e luogo privilegiato dell’annunzio del vangelo del Verbo, Figlio di Dio, che in essa “si è fatto carne”.

+ Giovanni Tonucci
Arcivescovo Delegato Pontificio