La visita del vicariato del Beni

Su invito del Vescovo del Vicariato Apostolico del Beni, Mons. Julio Maria Elias, dal 5 al 13 marzo 1994 ho svolto in quella circoscrizione una visita molto completa e interessante. Alcune parrocchie erano raggiungibili per strada; altre, lungo il fiume, con un battello; altre infine con un piccolo aereo.

            Il distretto, parte della regione amazonica, era completamente allagato. Ogni villaggio era fornito di una pista, dove era possibile atterrare, anche se la manovra metteva alla prova l’abilità del pilota. Una volta avvistata la pista, si doveva compiere un passaggio a bassa quota, per verificare lo stato dello spazio e allontanare le mucche che potevano trovarvisi per brucare l’erba e quindi mantenere la pista utilizzabile.

            Per le visite da fare in aereo, il programma, molto intenso, prevedeva la sosta in quattro parrocchie: due al mattino, con il pranzo nella seconda; e due nel pomeriggio, con la Messa nella seconda. La celebrazione era sempre fatta sul tardi, per evitare il caldo della giornata, che si sentiva particolarmente all’interno delle chiese, coperte con tetti di lamiera.

            Ogni volta che atterravamo, eravamo accolti da una piccola folla, che ci accompagnava fino alla chiesa, dove si sarebbe svolto un atto di accoglienza. Oltre ai chierichetti, ci accompagnavano i “macheteros”, decorati con splendidi piumaggi, che avevano una forma leggermente diversa in ogni villaggio. Ogni machetero doveva comporre il proprio serto, con piume di uccelli che lui stesso aveva cacciato

            Quando, il 10 marzo, a metà mattinata, arrivammo a Magdalena, il parroco ci disse che la gente era pronta per la Messa, al che il Vescovo ricordò che nel programma questa non era prevista, per via del calore eccessivo. Dato che, a quanto il povero religioso ci diceva, la gente aspettava la celebrazione, dissi al Julio di non preoccuparsi, che avrei celebrato da solo e mi sarei organizzato per non soffrire troppo. Misi da parte la veste e usai un ampio camice, lì chiamato “alba-casulla”, direttamente sopra la maglietta e i pantaloni corti; feci preparare un secchio d’acqua che feci mettere a fianco della sede; e al posto del piccolo manutergio, chiesi un grosso asciugamano. Così, mentre ero seduto per ascoltare la lettura, tenevo le mani immerse nell’acqua fresca, ogni tanto passavo l’asciugamano sulla faccia e al lavabo bagnai abbondantemente le mani e il viso. E arrivai alla conclusione della celebrazione, senza morire per il caldo veramente eccessivo.

            Le immagini del paesaggio, la varietà dei costumi e soprattutto la bellezza della gente incontrata hanno fatto di quei giorni una delle esperienze più belle che ho potuto vivere. Ma del resto, con tanta bellezza da ogni parte, come potrei stabilire quale viaggio fosse più bello e affasciante di altri?