Le suore della Nunziatura

Anche a La Paz, come in quasi tutte le nunziature in giro per il mondo, ci sono religiose che garantiscono il normale svolgimento delle funzioni domestiche, e che, soprattutto, affiancano con la loro testimonianza di donazione evangelica, il lavoro del Rappresentante del Papa.

            In Bolivia, c’erano due suore della Congregazione delle Figlie dei Sacri Cuori di Gesù e Maria, comunemente conosciuta come Istituto Ravasco. Suor Lucia, italiana, e Suor Ester, paraguaiana, erano in Nunziatura da molti anni, e questo fatto rappresentava un pregio, per l’esperienza e il ricordo storico di cui erano portatrici; ma anche un ostacolo, per la convinzione di sapere tutto quello che era necessario e di essere quindi capaci di insegnare a tutti quello che si doveva fare.

            Al mio arrivo, a dire il vero, c’era una terza suora che, da qualche settimana, era stata destinata ad aiutare le due consorelle. Di fatto, dopo qualche mese, la terza suora fu ritirata, perché non riuscì a resistere alle continue osservazioni delle altre, che la riprendevano severamente per tutto quello che, a loro parere, non era fatto bene.

            Ma la poverina non era la sola a subire le rampogne di Suor Lucia e Suor Ester. Un ritornello che mi sono sentito ripetere era: “Il Nunzio non fa queste cose!” La cosa è durata fino a quando, con un soprassalto di orgoglio professionale, ho detto a Suor Lucia: “Forse lei non se ne è ancora accorta, ma adesso il Nunzio sono io, e se faccio queste cose, vuol dire che il Nunzio le fa!” Quello che più dispiaceva loro erano le mie visite alla prigione di San Pedro, e qualsiasi disagio di salute potessi provare veniva attribuito a quello che avevo toccato o mangiato o respirato in mezzo a quella gente.

            Suor Ester si lasciava facilmente andare a periodi di depressione. In quei casi, delegava la cucina a Luisa, una signora che si occupava delle pulizie e aiutava in cucina, e si metteva a suonare il pianoforte. A quanto ho potuto capire, anche se aveva un maestro che veniva a darle lezioni, non è mai andata al di là di piccoli esercizi per principianti. Quando pensava di non stare bene, andava a farsi visitare da un dottore, ma, nel corso degli anni, ne aveva cambiati diversi. Il suo modo di giudicare se un dottore era bravo o no, era di capire se questi era d’accordo con la diagnosi che Suor Ester si dava per conto suo. Chi la pensava diversamente era un asino e quello bravo era quello che, bontà sua, le dava ragione.

            Devo comunque sottolineare che la loro dedizione e fedeltà era a tutta prova. Quando arrivava l’annuale Festa del Papa, con il ricevimento per un grande numero di invitati, la loro organizzazione era perfetta: contavano con un piccolo manipolo di signore, che collaboravano con loro per la circostanza. Il menu era ogni volta diverso, con ispirazioni originali e fantasiose. È rimasta memorabile la presentazione che abbiamo preparato quando, nel 1994, la squadra di calcio della Bolivia si era qualificata per partecipare al campionato mondiale. La squadra fu eliminata al primo turno, ma il cibo, oltre che buono, era anche bello da vedere.

In occasione dei ricevimenti, un’attenzione speciale era dedicata ad evitare ogni spreco: data la bontà del cibo, ben poco restava nei piatti degli invitati e quello che non era stato preso dai piatti di portata veniva immediatamente distribuito a persone povere che, già informate, si presentavano al termine del ricevimento. Le eventuali porzioni rimaste intatte, perché preparate in eccesso, per la necessaria attenzione di non restare a corto di cibo, erano inviate a case religiose o consumate in casa.