In ogni Nunziatura ci sono storie, più o meno divertenti, che si raccontano, come retaggio dei Nunzi precedenti: le abitudini di uno, la cattiva pronuncia dell’altro, le piccole o grandi manie di un terzo. Certamente, anche io avrò lasciato tracce del mio passaggio, e forse ci saranno ancora episodi raccontati in proposito di miei errori e brutte figure, o semplicemente di cose buffe che mi sono successe. A meno che non sia già stato dimenticato del tutto.
Una storia che avevo ascoltato sulla Nunziatura di Nairobi, si riferiva al pollaio, che era stato collocato vicino alla cucina. Dalle prime ispezioni fatte dopo il mio arrivo, non ne vidi traccia. Né la suora, che aveva lavorato lì da tanti anni, mi fornì qualche informazione.
Più tardi, una sua consorella si dimostrò più disponibile, e mi raccontò l’intera storia: il Nunzio in parola amava avere un uovo per la sua colazione. Non fidandosi delle uova trovate al mercato, fece fare il pollaio, che era a sua esclusiva disposizione. Ogni mattina, terminata la celebrazione della Messa, passava a raccogliere l’uovo di giornata, che gustava con grande piacere, sottolineando la differenza tra quello e gli altri, comperati fuori.
Ben presto, però, le suore dovettero notare che, quando capitava che il Nunzio non trovava il suo uovo quotidiano, tendeva ad essere nervoso per tutta la giornata. E, si sa, il cattivo umore del Capo si scarica sempre sui subalterni.
Per evitare al Nunzio di essere di malumore per un giorno intero, e per schivarne le conseguenze per loro stesse, le suore decisero di seguire una nuova prassi: prima della Messa, controllavano se le galline avessero depositato almeno un uovo. In caso negativo, ne depositavano uno di quelli, comperati al mercato, che avevano a disposizione in cucina.
Il Nunzio non si accorse mai del piccolo trucco, e continuò a bere contento il suo ovetto mattutino, sempre sicuro che fosse tanto migliore di quelli comperati al mercato.