Natale a San Lorenzo de Moxos

Seguendo la tradizione che mi ero creata, per Pasqua e Natale lasciavo La Paz per recarmi in una missione lontana, dove non ci fosse un sacerdote ma, possibilmente, fossero presenti delle suore. Nel cuore del Beni, la parrocchia di San Lorenzo de Moxos aveva origini gesuitiche ma, al presente, non aveva la presenza stabile di un sacerdote, che veniva sì e no una volta al mese. Ne prendevano cura in maniera continuativa alcune suore, che vivevano lì e si occupavano di tutto quello che era necessario: catechesi, liturgia della parola e distribuzione dell’Eucaristia, preparazione ai sacramenti, cura della chiesa.

            Il 23 dicembre 1994, andai lì con un piccolo aereo, che sarebbe tornato dopo una settimana. Con le suore organizzammo subito il da farsi, in modo che le celebrazioni del Natale fossero partecipate il meglio possibile. La comunità aveva le proprie tradizioni, con gruppi di danzatori Macheteros, Angelitos e Cruzados, e con alcune manifestazioni che si ripetevano ogni anno: una veglia natalizia, con la rappresentazione della natività di Gesù, prima della Messa di Mezzanotte; una processione particolare con due bambine portate su una specie di portantina, e accompagnate in giro per la piazza della chiesa, con canti in una antica lingua locale.

            La notte di Natale, durante la Messa, ebbi un momento di panico. La mattina della Vigilia, distribuendo la comunione, avevo notato che, nella pisside – una grande coppa d’argento di fattura coloniale – c’erano poche ostie. Ne avvertii le suore, in modo che ne preparassero in buon numero per la notte. Cominciata la Messa, al momento della preparazione dei doni, non mi fu portata all’altare nessuna pisside con le ostie da consacrare. Cercai con lo sguardo le suore, ma le vidi lontane e occupate con altre faccende. Andai avanti e, al momento di aprire il tabernacolo per la comunione, ebbi la sorpresa di trovare che la pisside era stracolma di ostie, evidentemente non consacrate! Immaginai subito che il sagrestano, avvertito dalle suore, aveva pensato di risolvere così il problema.

            Che fare? Tornare indietro nella celebrazione per ripetere la preghiera eucaristica mi sembrava assurdo; far finta di niente e distribuire pezzi di pane, facendo finta che fosse il Corpo di Nostro Signore, era certamente blasfemo. Ma, altrimenti, come distinguere le ostie consacrate da quelle che non lo erano? Mi venne allora in mente un particolare: nella pisside, sopra le ostie piccole era stata depositata un’ostia grande, certamente usata per l’adorazione solenne. Avevo quindi un punto di riferimento. Vuotai la pisside a strati, fino a giungere all’ostia grande, poi tolsi ancora uno strato, per essere sicuro, e cominciai a distribuire.

            Le ostie furono sufficienti. Collocai allora anche le altre nella pisside, che rinchiusi nel tabernacolo. E il giorno dopo, all’offertorio, collocai di nuovo la pisside sull’altare per consacrare, “sub conditione”, tutto quello che non lo era stato ancora.