Pasqua a S. Antonio del Parapetí

Dall’8 al 18 aprile 1995, sono andato di nuovo nel Vicariato Apostolico di Cuevo, ora di Camiri, questa volta per celebrare la Settimana Santa nella parrocchia di S. Antonio del Parapetí, nel Chaco boliviano. Anche qui non c’era un sacerdote residente, ma ci viveva e operava una comunità di religiose.

            La regione del Chaco, condivisa tra Bolivia, Paraguay e Argentina, è semi arida, con vegetazione scarsa ma con una popolazione forte e legata alle sue tradizioni. I Guaranì, all’inizio del 20° secolo, sono stati sterminati dall’esercito argentino, ma continuano ad essere presenti in Bolivia, e il Vicariato presta loro una assistenza particolare, per la preservazione della lingua e della cultura.

            Arrivando in auto, si deve passare il fiume su un ponte della ferrovia, privo di protezioni laterali. Anche se lo spazio è sufficiente per un veicolo, devo riconoscere che, nell’attraversata, si prova una strana sensazione di insicurezza.

            Per il resto, come in ogni occasione simile, è stata un piacere continuo visitare le diverse comunità, prestare il servizio della Parola e dei Sacramenti, e godere dell’accoglienza sempre spontanea e cordiale. A Tarenda, in particolare, c’era anche il pranzo pronto, in un pentolone enorme. E quello che mi stupisce, guardando la fotografia, è che non ricordo per niente che cosa mi fosse stato offerto. Probabilmente, questo vuol dire che il cibo era buono, perché altrimenti non lo avrei dimenticato.

            Anche qui, come in tante altre circostanze simili, mi sono sentito dire: “È la prima volta che un Nunzio viene qui”. E, anche se non avrei voluto né dovuto, la mia vanità è stata alimentata in abbondanza. Resta però il fatto che queste mie facili imprese hanno dato molta gioia alla gente di queste località, oltre che a me.

            Dopo che avevamo celebrato la liturgia della Passione del Signore, nel Venerdì Santo, i giovani della parrocchia hanno organizzato la Via Crucis, interpretata da loro stessi. Ispirandosi alle immagini presenti in chiesa, hanno rappresentato le quattordici stazioni in quadri fissi. Per rendere rapido il passaggio da una stazione all’altra, tre ragazzi hanno impersonato Gesù, alternandosi nell’assumere la posa richiesta. Ne sono rimasto positivamente impressionato, tanto che ho chiesto ai ragazzi di ripetere l’esecuzione il giorno dopo, per poter fotografare ogni stazione alla luce dl sole.

            Il ritorno a Santa Cruz, il 18 aprile, è stato particolarmente difficile. Ma ne dirò qualcosa nella prossima storia.