Una delle prime prove a cui veniva sottoposto un nuovo seminarista era quella di canto. Si trattava di essere esaminato, per valutare se la voce fosse adatta per entrare a far parte del coro del seminario, oppure no.
Il responsabile di questa prova era Don Enrico Nicoletti, professore di Logica nella Facoltà di Filosofia all’Università del Laterano, ma nello stesso tempo esperto di musica e bravo suonatore d’organo.
Quando fu il mio turno, andai abbastanza sicuro di me stesso: sapevo di avere una bella voce e avevo cantato in teatro con un notevole successo. Insomma ero convinto di essere destinato a cantare nel coro, anche se non avevo ancora capito quale fosse il mio tipo di voce: mi piaceva fare il basso, ma forse potevo essere solo baritono. Probabilmente il tenore era fuori della mia portata.
Entrato nella stanza dell’esame, Don Nicoletti era seduto al pianoforte, e mi domandò subito: “Sai leggere la musica?” Risposi di no. “Conosci il gregoriano?” Altro no. “Suoni qualche strumento?” Terzo no.
A questo punto, attaccò al pianoforte le note di “Quanto sei bella”, e mi invitò a cantare. Quando arrivai a “Bella tu sei qual sole”, smise di suonare e diede la sua sentenza: “In basso, tra gli altri, potrai fare bella figura”.
Non ricordo di aver sofferto molto per questa bocciatura, ma per il resto dei miei anni in seminario ho sempre pensato che, non accogliendomi tra le sue fila, il coro aveva perso una gran bella occasione.