Ritorno a Mapiri

Terminate le celebrazioni della Pasqua del 1994, le suore di Mapiri mi avevano proposto di tornare, e, qualche mese più tardi, la loro superiora, Suor Charo, venne a La Paz con una proposta concreta: a dicembre si dovevano celebrare le Confermazioni, e, per finalizzare la preparazione dei giovani cresimandi, pensavano che avrei potuto tenere per loro un ritiro di tre giorni. Approvai subito il progetto e accolsi l’invito.

            Alle 7:30 dell’8 dicembre, partii con l’autista, accompagnato anche da Osvaldo, che era venuto a stare con me per qualche giorno. Percorremmo il “camino de los Yungas” e scendemmo dai 4600 m. della Cumbre ai 600 m. di Coroico. Di lì continuammo fino al punto in cui si doveva scegliere se continuare il viaggio in barca, lungo il fiume, o se andare avanti in auto, nella speranza che la strada fosse percorribile. La stagione delle piogge non era ancora conclusa, e si doveva prevedere che ci fosse ancora molto fango.

            Dalle informazioni raccolte, sembrava però che la strada fosse ormai aperta: alcuni camion erano entrati nella foresta e non erano tornati indietro, segno che il passaggio era possibile. Avrei dovuto essere più prudente, ma sinceramente non mi andava di prendere la barca ancora una volta, e restarci seduto per cinque ore. Quindi decisi che saremmo andati avanti con il nostro fuoristrada.

            Le difficoltà furono superiori alle previsioni: il fango era tanto e nessuno di noi sapeva come ci si dovesse comportare in queste circostanze. Pliño era dell’altipiano, dove il terreno è roccioso e sassoso; io avevo sperimentato il fango in Camerun, ma da allora era passato molto tempo e qui non c’era il suolo di rossa laterite, tipico di quella regione. Di fatto, restammo più volte impantanati e dovemmo venirne fuori a furia di spinte e di lavoro di pala. Quando era ormai calata la notte, ci trovammo di fronte a un fiume: al buio, non potevamo capire quale ne fosse la profondità e quindi non sapevamo se avremmo potuto tentare il passaggio all’altra sponda. Fortunatamente, dopo un po’ di tempo, arrivò un camion che, legata la nostra auto con una catena, ci trascinò dall’altra parte. L’acqua entrò nell’abitacolo, ma senza creare danni.

            Quando eravamo ormai vicini a Mapiri, dissi a Pliño: “Vedrai che, quando incontriamo Suor Charo, la prima cosa che mi dirà sarà: “Que has hecho, loco! – Cosa hai fatto, matto”. Verso l’1:30 del nuovo giorno, la suora ci venne incontro con la sua auto. Scesi, ci salutammo e dovetti ascoltare il suo rimprovero: “Que has hecho, loco!” Avevo previsto giusto e sapevo che lei aveva ragione. Il viaggio che si era ormai concluso era durato 17 ore e mezza!

            La prima raccomandazione che mi fece fu quella di rimandare subito l’autista indietro, perché si aspettavano nuove piogge e quindi c’era il rischio di restare bloccati a lungo. Sarei quindi tornato in barca, e Pliño mi sarebbe venuto incontro al solito posto il 12 dicembre. I quattro giorni a Mapiri furono piacevoli, impegnativi e, spero, utili. Il programma fu intenso e, questa volta, non ebbi la sensazione che avessero cercato di risparmiarmi la fatica.