Solennità di Maria Ss.ma Madre di Dio

Cappella del Palazzo Apostolico, 1 gennaio 2012

Cari fratelli e sorelle, cari amici,

è per me una gioia grande iniziare questo anno, celebrando l’Eucaristia insieme con tutti voi, che seguite questa trasmissione, attraverso le onde della radio. Da questo santuario lauretano, offriamo a Dio il sacrificio di Cristo e, facendo questo, presentiamo le intenzioni di tutti voi ascoltatori. Pensiamo con un affetto più intenso a tutti quelli che sono soli e nel dolore, o che hanno qualche pena nel loro cuore. Vorrei che tutti voi sentiate la vicinanza della nostra preghiera, sulla quale potete contare.

La Chiesa dedica il primo giorno dell’anno a Maria, con il suo titolo più importante e più bello: Madre di Dio. E noi cominciamo il nostro cammino proprio insieme con Lei, per riceverne il dono di una presenza, che ci aiuta a capire sempre meglio e sempre più a fondo il piano che Dio ha per ciascuno di noi.

Il Vangelo appena ascoltato ci mostra Maria che, di fronte agli eventi che avevano accompagnato la nascita di Gesù, “serbava tutte queste cose e le meditava nel suo cuore”. In questo atteggiamento di attenzione e di riflessione c’è già una bella lezione, che possiamo cercare di vivere anche noi nella nostra vita. Il 2011 è finito, tante sono le cose che sono successe, tra belle e brutte, piacevoli o sgradevoli. Ma chiediamoci: siamo stati capaci di riflettere su queste cose, per cercare di capire quale insegnamento la Provvidenza ci dà, attraverso i fatti della vita e della storia? È ora di renderci conto che non possiamo continuare a vivere come galleggiando sugli eventi del mondo, e lasciandoci portare dalle idee e dalle lezioni che ci vengono impartite da quelli hanno in mano l’informazione e, per questo, pensano di poterci dare da intendere tutto quello che vogliono. Dobbiamo imparare a leggere i fatti con l’occhio di Dio, e giudicare in questa prospettiva il bene e il male che si compie attorno a noi.

C’è poi un particolare, che faccio notare: al bambino fu dato il nome di Gesù, secondo quello che l’angelo aveva detto sia a Maria sia a Giuseppe. Un nome che ci è famigliare e che ha un significato importante: colui che salva, il Salvatore. Ebbene, questo nome, “che è al di sopra di ogni altro nome” e che dovrebbe essere pronunciato solo con grande rispetto e un immenso senso di affetto, non può essere usato in maniera poco rispettosa o addirittura in maniera offensiva. C’è da vergognarsi a pensare che, oggi, quando si direbbe che la nostra gente sia, in generale, colta e ben educata, l’abitudine orribile della bestemmia esiste ancora. Qualcuno mi ha detto che, addirittura, oggi sia peggio che in passato, con la volontà perversa di essere offensivi proprio verso quelle persone che ci sono più care: Dio, nostro Padre, Maria nostra madre. Bisogna essere proprio malati per riuscire a giustificare un comportamento del genere.

Quasi quasi approfitto di questa occasione che ho di parlare a tanti, per proporre un’azione seria e costante per eliminare la bestemmia. Perché non lo prendiamo come un impegno molto forte, proprio per l’anno nuovo? Chi è caduto nell’abitudine vergognosa di bestemmiare non lo faccia più. Chi non ha mai bestemmiato, aiuti chi bestemmia a liberarsi da questo vizio. E chi bestemmia, pensando di fare qualcosa che lo indica come persona libera e coraggiosa, sappia che quello che fa è invece una vigliaccheria, che non ha nessuna giustificazione. Neppure quella di affermare indifferenza e ostilità verso la nostra fede. Si direbbe anzi il tentativo disperato di un figlio, che vuole convincersi di non voler avere nulla a che fare con suo Padre.

Il Papa, nel suo messaggio per la Giornata della Pace, che celebriamo oggi, ha proposto il tema: “Educare i giovani alla giustizia e alla pace”. Benedetto XVI esorta i giovani a vivere intensamente la loro stagione di vita, educandosi alla verità e alla libertà, e chiede loro di essere di esempio e di stimolo per gli adulti, nello sforzo di superare le ingiustizie e la corruzione, e nel desiderio di costruire un futuro migliore. Ma l’esortazione del Papa è rivolta a tutti e quindi anche a ciascuno di noi. Egli ci invita: “Alzate gli occhi a Dio, incontrate Gesù Cristo, lui, che è la giustizia e la pace”. E questo sia l’augurio che ci scambiamo, per l’anno che comincia. Amen