Successo immeritato

Qualche tempo dopo la brutta figura appena raccontata, ho avuto l’occasione di rifarmi, ma in un modo del tutto immeritato.

Tra le cose che avevo imparato, c’era la questione del ventriglio di pollo, che a Fano chiamiamo “il maghetto” e in francese si chiama “gésier”. Nella percezione dei camerunesi, o almeno dei membri della tribù Ewondó, nella regione centrale del paese, quella è la parte più importante e più ambita della gallina, che spetta alla persona più importante presente al pranzo. L’attenzione in materia è, o era, tanto forte che c’erano denunce e processi per dirimere dispute tra persone che si giudicavano in diritto di avere il gésier, e non l’avevano avuto.

In un solennissimo pranzo in parrocchia, in cui ero ospite d’onore, fui invitato a aprire le mense, il che voleva dire tagliare con un coup-coup (o machete) il grosso contenitore della carne, formato da foglie di banano, legate insieme in forma di damigiana. Tagliata la chiusura, le foglie si aprirono un po’e io dovetti tuffare un grosso forchettone per pescare alla cieca un pezzo di pollo. Neppure a farlo apposta, aveva beccato un gésier.

Alzai allora il forchettone per mostrare a tutti quello che avevo preso, e naturalmente tutti compresero che conoscevo il valore della parte che mi era toccata, e ne furono entusiasti.

Devo notare che, in questo caso, la bella figura l’ho fatta del tutto per caso, mentre il brutto episodio precedente era stato il risultato diretta della mia stupidaggine.