Una nomina Episcopale

Nel mese di luglio del 1988, durante l’assenza del Nunzio che era in vacanza, dovetti parlare direttamente con un sacerdote, che il Papa Giovanni Paolo II aveva nominato vescovo.
Negli Stati Uniti, anche questo tipo di comunicazioni, molto riservate, poteva essere fatto per telefono. Questa volta, la vicenda assunse toni molto divertenti, anche se io feci male il mio dovere e quindi creai qualche difficoltà in più.

Ecco la storia: dato che ero incaricato d’affari, chiamai il sacerdote, nella sua parrocchia, per comunicargli telefonicamente la sua nomina. Mi rispose una donna, forse la segretaria. Per non dire subito che chiamavo dalla Nunziatura, il che avrebbe suscitato sospetti, dissi che ero un sacerdote italiano e desideravo parlare con il parroco. Dopo qualche istante di silenzio, la donna mi disse che il sacerdote non era presente. Chiesi allora quando avrei potuto chiamare di nuovo, e mi fu indicato il pomeriggio dello stesso giorno. Al secondo tentativo, la stessa persona, questa volta con molta sicurezza, mi spiegò che il parroco era fuori, in un ritiro spirituale. Quando torna? Silenzio imbarazzato, e poi: “Tra tre giorni”.

Tre giorni dopo, puntualmente, richiamo e finalmente parlo con il candidato, che sembra essere in disagio. Gli dico subito della scelta del Papa e, ancora una volta, mi dà l’impressione di essere in grave imbarazzo. Scambiamo qualche battuta in più e infine, con qualche difficoltà, mi dà il suo assenso e la cose finisce lì, dando naturalmente inizio alla sua avventura come vescovo.

Fin qui i fatti che sapevo io.

Più tardi, un vescovo amico dell’eletto mi raccontò quello che c’era successo dietro alle scene e che io non potevo sapere. Il sacerdote in questione aveva fatto fare una nuova statua per la parrocchia da un artista italiano, ma non lo aveva ancora pagato. Quando la segretaria trasmise la mia richiesta di colloquio, dimenticando che avevo detto di essere un sacerdote, disse solo che si trattava di un italiano, e quindi il povero prete, che non aveva i soldi per pagare, credette che fosse lo scultore che chiedeva il suo dovuto. Per questo si fece negare e quindi inventò un’assenza di qualche giorno, per cercare una soluzione. Parlò di questo con il vescovo amico, quello che mi raccontò poi la storia, e questi lo incoraggiò a parlare sinceramente con lo scultore, spiegando la situazione ma promettendo di darsi da fare per arrivare a saldare il tutto.

Così, quando io chiamai di nuovo, il sacerdote pensava di dover parlare con qualcuno che gli stava chiedendo soldi, e di qui il disagio che avevo notato. Quando poi gli comunicai la nomina a vescovo, egli era di nuovo imbarazzato, perché non era solo nel suo ufficio, e temeva quindi che le persone presenti potessero capire il contenuto della comunicazione.

Il che, ovviamente, mostra la mia disattenzione: avrei dovuto innanzitutto chiedergli se era solo e se potevo parlare liberamente con lui. Feci una pessima esibizione, ma l’intero episodio è stato comunque divertente.