Visita a Ñuflo de Chavez

Dal 15 al 16 aprile 1991, avevo avuto una prima, breve permanenza a Concepción, sede vescovile del Vicariato Apostolico di Ñuflo de Chavez, in occasione della Conferenza Annuale della Caritas boliviana. Dopo alcuni mesi, dal 2 al 4 dicembre dello stesso anno, tornai nella circoscrizione, ma questa volta nella città di San Javier, per la consacrazione della chiesa, di epoca coloniale, che era stata completamente e meravigliosamente restaurata.

            Solo nel 1995, il Vescovo, il francescano tedesco Antonio Eduardo Bösl, mi invitò a compiere una visita completa del Vicariato. Il programma, dal 29 aprile al 7 maggio, era per un viaggio di 9 giorni. È stata per me un’occasione particolarmente bella, che ho goduto in ogni istante, e ho l’impressione che anche il Vescovo, pur sempre molto severo e riservato, ne sia stato contento.

            Il Vicariato è situato nella regione amazonica del paese, con tutte le caratteristiche tipiche di quel tipo di ambiente: vegetazione lussureggiante, frequenti corsi d’acqua, popolazioni native molto legate alle loro tradizioni ancestrali, comunicazioni difficili e incidenti di percorso frequenti.

            Mons. Bösl, nei suoi anni come responsabile del Vicariato, dal 1972 al 2000, ha compiuto un’opera intensissima di evangelizzazione, fornendo alle diverse comunità anche gli strumenti fisici per permettere una adeguata assistenza religiosa. Le sue cappelle, progettate per avere spazi utili per la catechesi e per la permanenza, anche se solo temporanea di un sacerdote, sono dei piccoli capolavori, ognuna con una propria originalità ed eleganza.

            Il lavoro di restauro delle missioni gesuitiche è stata un’altra impresa svolta senza risparmio: i ricordi dell’epopea degli antichi missionari sono stati riportati al loro splendore originario. Attorno a questo lavoro, è cresciuta una numerosa schiera di artisti e artigiani, per hanno fatto della loro abilità un mezzo di sopravvivenza.

Nelle diverse comunità ho visto diversi tipi di produzione artigianale, dai tessuti alle sculture in legno, agli strumenti musicali. Impressionante la presenza di violini e di uomini e ragazzi capaci di suonarli. Ad Asunción ho ammirato un ragazzetto, Francisco, che suonava il suo violino con estrema disinvoltura e, mi hanno detto, con grande bravura. Nella parrocchia di Urubichá, la musica durante la celebrazione della Messa è stata eseguita da una decina di violinisti, alcuni di loro ragazzi giovanissimi.

Nella visita a Ñuflo de Chavez, si ammira l’attività dei missionari francescani tedeschi, come a Chiquitos, quella dei francescani austriaci. Non si può però dimenticare l’opera dei gesuiti, presenti nella regione ai tempi della conquista spagnola. La loro opera, ispirata da grande rispetto e apprezzamento per le popolazioni native, è stata interrotta dalla perversa volontà degli imperi massonici, che però non ha potuto sradicare dal cuore della gente del posto il germe di bene seminato dagli antichi evangelizzatori.